Quante volte siamo stati sorpresi da una spezia o da un sapore particolare? Questo blog nasce con il proposito di aiutare chiunque a cucinare ricette etniche provenienti da ogni parte del mondo. Dalla cucina esotica thailandese, a quella speziata indiana fino a quella italiana... troverete nel corso dei mesi una serie di spunti per preparare ricette semplici e gustose e sorprendere i vostri amici ai fornelli. Che altro aggiungere? Seguitemi!!!

sabato 31 dicembre 2011

Il Revani, la torta di semolino sciroppata



Le origini di questo dolce sono incerte. Nonostante ciò il Revani è diventato un dolce tipico in Grecia dove viene cucinato per le festività, in Turchia e in generale in tutto il Medio Oriente. Il segreto di questa torta "spugnosa" è la farina di semola di grano duro usata per fare appunto il semolino. E naturalmente lo sciroppo che viene versato sulla torta per darle maggiore morbidezza e per darle quella dolcezza che lo caratterizza. Come dicevo ci sono diverse varianti, non tanto nell'impasto quanto nello sciroppo. Alcuni utilizzano il succo di limone mentre altri preferiscono la buccia. Anche sulle guarnizioni da aggiungere sopra la torta, il dibattito è aperto: tantissimi aggiungono il cocco essiccato, altri dei pezzetti di nocciole, altri ancora i pistacchi e le mandorle. La verità è che sono tutte versioni buone e gustose. Un'altra qualità del revani è che grazie allo sciroppo che viene letteralmente colato sopra, questa torta si mantiene fresca a lungo, molto di più delle nostre classiche torte paradiso tanto per fare un esempio. Ora però è meglio che la smetta di annoiarvi e passi alla ricetta. Preparatela, non ve ne pentirete....
Gli ingredienti:
130 grammi di farina bianca
160 grammi di farina di semola di grano duro
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
3 cucchiai di zucchero
1/2 bicchiere di olio
3 uova intere

Per lo sciroppo:
750 ml di acqua 
350 grammi di zucchero
3 cucchiai di limone

La preparazione:
Passate la farina bianca al setaccio e mischiatela con quella di semola di grano duro. In un recipiente separate i tuorli dagli albumi e montate questi ultimi insieme con lo zucchero. Poi aggiungete man mano tutti gli altri ingredienti. Utilizzate sempre lo sbattitore per amalgamare gli altri ingredienti. Scaldate il forno a 200 gradi circa. Aggiungete il composto in una teglia precedentemente passata con un po' di olio e infornatela. Tenetela in forno per 35-40 minuti. Nel frattempo preparate lo sciroppo. Portate a ebollizione l'acqua con lo zucchero e poi lasciate lo sciroppo sotto la fiamma per circa 15-18 minuti. Quando la torta è fredda, versate lo sciroppo. La torta alla fine dovrà essere spugnosa e la presenza dello sciroppo si deve sentire. Servite accompagnandola con delle nocciole o del cocco tritato. Buon appetito.   

domenica 4 dicembre 2011

I 100 migliori vini al mondo secondo Wine Spectator




L'Italia torna di nuovo protagonista nel 2011 con ben 20 vini in lista nella Top 100 di Wine Spectator. La celebre rivista americana come ogni anno, dal 1988, ha pubblicato sul numero di dicembre la classifica di quelli che, a loro giudizio, vengono considerati i migliori vini al mondo. Il primo della lista è il Pinot Noir Sonoma Coast del 2009 della Kosta Browne, venduto nelle enoteche a 52 dollari. Secondo è un altro californiano, il Cabernet Sauvignon Napa Valley Kathryn Hall del 2008, venduto a 90 dollari. Terzo il Vouvray Moelleux Clos du Bourg Premiere Trie del 2009 del Domaine Huet. La California, manco a dirlo, è la grande protagonista della lista di Wine Spectator con 28 etichette nelle prime 100. Ma l'Italia, dopo il deludente 2010, ritorna al secondo posto con 20 vini seguita dalla Francia con 17 e la Spagna con 7. Ovviamente i gusti americani influenzano non poco le scelte della lista: la prima regione italiana è la Toscana con 10 vini, seguita dal Piemonte con 5 e dal Nord'Est con 3. Il migliore italiano è stato giudicato il Brunello di Montalcino Campogiovanni del 2006, che occupa la quarta posizione ed è venduto al prezzo di 50 dollari. Il secondo italiano è il Barolo Ciabot Mentin Ginestra del 2006 di Domenico Clerico (90 dollari) e si trova all'8° posto. Il terzo è il Barolo Serralunga del 2006 di Rivetto (50 dollari). Naturalmente questa lista deve essere valutata non in base alla qualità assoluta del vino ma in base alle precise scelte editoriali che spesso penalizzano altri vini di qualità. Mi spiego: la media di valutazione di questi vini è davvero molto alta, circa 93 punti su 100 disponibili. E fin qui nulla da dire. Ma essendo una guida rivolta a un consumatore di livello alto ma comunque su scala globale, la guida ha dovuto inserire altri quattro criteri base: il primo è la qualità, il secondo il valore, rappresentato in termini di prezzo; il terzo è la disponibilità sul mercato mentre il quarto è il cosiddetto "X Factor", ovvero l'elemento sorprendente quanto inaspettato che regala emozione quando si beve un bicchiere di vino. Lo scorso anno diversi vini italiani, vennero penalizzati, non tanto per la bassa qualità ma per gli scarsi quantitativi disponibili sul larga scala che ne limitarono la loro ascesa nella classifica generale. La quantità in termini di disponibilità sul mercato dei vini è davvero un elemento importante in questa lista e alla fine rischia di penalizzare i vini stessi. Pensate che il primo classificato il Pinot Noir Sonoma Coast di Kosta Brownie ha ricevuto 95 punti e costa 52 dollari mentre il toscano Brunello di Montalcino La Togata della Tenuta Carlina, ha ricevuto due punti in più ma occupa il 17° posto. Misteri della vita, o forse del vino, o ancora meglio di Wine Spectator. Ad ogni modo qui troverete i vini italiani che sono stati riconosciuti come i migliori. Buona bevuta, cin cin!

La classifica: 
4° Campogiovanni, Brunello di Montalcino 2006 ($50), 96 punti.
8° Domenico Clerico, Barolo Ciabot Mentin Ginestra ($90), 96 punti.    
16° Rivetto, Barolo Serralunga 2006, ($50), 95 punti.
17° Tenuta Carlina, Brunello di Montalcino La Togata 2006, ($60), 95 punti.
24° La Serena, Brunello di Montalcino 2006, ($60), 97.
31° Castello di Monsanto, Chianti Classico Riserva 2007, ($22), 92 punti. 
36° Terra Bianca, Toscana Campaccio 2007, ($30), 93 punti. 
44° Moccagatta, Barbaresco Bric Balin 2007, ($53) 94 punti. 
46° Argiano, Toscana Non Confunditur 2009, ($25) 92 punti. 
48° Zenato, Valpollicella Superiore Ripasso 2007, ($28), 92 punti.
49° Fonterutoli, Chianti Classico 2009, ($29), 92 punti. 
56° Casanova dei Neri, Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2006, ($80), 95 punti. 
57° Fratelli Revello, Barolo 2006, ($37), 93 punti.
60° Allegrini, Veronese Palazzo della Torre 2008, ($20), 90 punti.
61° Tormaresca, Primitivo Salento Torcicoda 2008, ($22), 90 punti.
69° Rocca di Frassinello, Maremma Toscana le Sughere di Frassinello 2009, ($22), 91 punti.
73° Fratello Oddero, Barbera d'Alba 2007, ($20), 91 punti. 
79° Poggio Al Tesoro, Bolgheri Sondraia 2008, ($35), 93 punti.
87° Terradora di Paolo, Greco di Tufo Loggia della Serra, ($26), 90 punti. 
88° Nicoli, Amarone Classico della Valpollicella Ambrosan 2004, ($65), 94 punti.           

Questo il link con la lista completa dei vini e tutte le informazioni: 

sabato 26 novembre 2011

Teglia di baccalà con patate e cipolle alla portoghese



Nonostante sia stato più volte in Portogallo, questa ricetta l'ho imparata qui a Toronto. Poco male visto che la comunità lusitana qui è davvero molto numerosa e sono molti i ristoranti e le churrascaria che propongono questo piatto. Chi volesse dare un'occhiata alla comunità portoghese può farlo passando per College e scendendo poi su Dundas street. I portoghesi si sono appostati proprio vicino ai loro rivali di sempre, gli italiani, e durante i Mondiali di calcio se ne vedono davvero delle belle... Tornando a noi, questo è un piatto molto ricco e tradizionale per i lusitani: il suo nome è "Bacalhau a bràs" e viene preparato con cipolle, patate, uova e olive nere. Si tratta di una ricetta molto gustosa e davvero facile da preparare. Potete farla in una pentola capiente o addirittura in forno. A voi la scelta, e buon appetito. 

Gli ingredienti:

1 kg di baccalà ammollato per circa 2 giorni (ricordatevi di cambiare l'acqua almeno tre volte al giorno)
5 uova
6 patate a pasta gialla
2 cipolle
2 spicchi di aglio
prezzemolo
olive nere tagliate o intere senza il nocciolo
olio

La preparazione:

Sciacquate il baccalà lasciato ammollo e poi tagliatelo a striscioline fini e sottili. Pelate poi le patate e tagliatele a bastoncini fini e saltatele in padella con abbondante olio. Toglietele dalla padella e asciugatele con la carta assorbente. A parte tagliate le cipolle e tritate l'aglio e rosolateli in una casseruola con dell'olio di oliva. Unite il baccalà e lasciate sul fuoco per una decina di minuti. Alla fine prendete una teglia da forno, adagiate il baccalà e le patate e aggiungete le uova sbattute. Mettete tutto in forno a circa 180 gradi per una ventina di minuti almeno. Servite guarnendo il piatto con il prezzemolo tritato e le olive. 


* Un piatto ricco come questo, merita un vino che ben si accompagni alle sue caratteristiche. Il baccalà naturalmente è piuttosto salato e la salinità trova il suo giusto abbinamento in un vino morbido. Le patate saltate nell'olio regalano poi una certa untuosità alla quale potrebbe contrapporsi anche la tannicità o in alternativa l'alcolicità. Un Morellino di Scansano potrebbe andare bene, lo stesso vale per un Sangiovese di Romagna. Se volete stare su un bianco, prendete un bianco morbido ma con una buona struttura alcolica in grado di contrastare l'untuosità del piatto. 

domenica 6 novembre 2011

Il mitico Pad Thai, i noodles alla thailandese



Nonostante il nome faccia pensare che si tratti di un piatto thailandese, pare che il Pad Thai sia stato portato in Thailandia dagli emigranti cinesi appena dopo la Seconda Guerra Mondiale. Rimane il fatto che questa ricetta col passare degli anni è diventata popolarissima e viene mangiata praticamente in tutto il mondo. Ovviamente ne esistono diverse versioni e non tutte autentiche. In Nord America, per esempio, si usano il ketchup e l'aceto di riso per sostituire la salsa di tamarindo che rappresenta un ingrediente importantissimo nella versione più tradizionale. Qui vengono riportate entrambe le versioni anche perché riuscire a procurarsi la salsa di tamarindo nei supermarket italiani non è semplice e prepararla invece potrebbe richiedere un po' di tempo. 

Gli ingredienti:
400 grammi di rice noodles (esistono quelli appositamente per questa ricetta)
200 grammi di petto di pollo tagliato a pezzetti
200 grammi di gamberi
2 uova
4 cipollotti
4 spicchi di aglio
arachidi a pezzettini e foglie di coriandolo per guarnire
100 grammi di tofu
germogli di soya a piacere
Un cucchiaino di salsa piccante (Asian chili sauce)
Per la salsa:
5 cucchiai abbondanti di salsa di tamarindo (in alternativa usate il ketchup con un cucchiaio di aceto di riso)
2 cucchiai di salsa di pesce (fish sauce)
1 lime spremuto
2 cucchiai di zucchero di canna
acqua

La preparazione:
Prendete una pentola, scaldate l'acqua senza farla bollire e immergete i noodles fino a quando non saranno al dente. Non lasciateli troppo perché poi dovrete saltarli nel wok insieme con gli altri ingredienti. Sempre a parte prendete la salsa di tamarindo e mischiatela con la salsa di pesce, lo zucchero, il lime e un filo di acqua (un cucchiaio va bene, ndr). Poi prendete il wok, versate dell'olio e buttate il pollo con l'aglio tritato e fate rosolare. Aggiungete i gamberi senza la pelle e la salsa piccante e rosolate per altri 2/3 minuti. Aggiungete da ultimo la salsa al tamarindo e le uova sbattute. Queste ultime vanno strapazzate e lo potete fare questo passaggio direttamente nel wok. Infine dovete aggiungere i noodles, saltarli insieme con la salsa e servire accompagnandoli con i germogli di soya accanto, e delle foglie di coriandolo e delle arachidi tritate sopra. Buon appetito.    
*Non è mai semplice abbinare un piatto come questo con il vino. La tendenza acida data dal lime e dal ketchup non è mai una buona compagna del vino. Meglio una birra chiara, una bella lager o magari una Corona per questo tipo di piatti.

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